Peperoni ripieni alla siciliana

Esistono infinite ricette atte alla preparazione dei peperoni ripieni, io vi descrivo come sempre, la ricetta che usava la mia mamma e poi mia sorella, con una piccola variante che, spero mia sorella mi perdoni.

Peperoni ripieni di casa mia

Ingredienti per 2 persone:
2 peperoni grandi;
70-80 g di mollica di pane;
4 cucchiai di e.v.o.;
40 g di parmigiano grattugiato;
¼ di cipolla bianca;
sale;
pepe;
10 gr. di capperi sott’aceto;
2-3 acciughe sott’olio. Continua a leggere

Melanzane imbottite

Melanzane imbottite alla siciliana

La Melanzana, originaria dell’India, viene introdotta dagli Arabi all’inizio del IV secolo e quindi non ha un nome latino o greco. Gli Arabi chiamano la melanzana badingian e in Italia venne aggiunto il prefisso melo divenendo così melo-badingian, quindi melangian, da cui l’attuale nome. In altre regioni il prefisso fu petro, per cui si ebbe pedro-badingian dal quale si formerà petronciano o petonciano, altro sinonimo con il quale viene indicato quest’ortaggio. Il nome melanzana, in particolare, veniva interpretato anche come mela non sana, proprio perché non è commestibile se non cotto.

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Petto di pollo o tacchino ai ferri

Petto di pollo o tacchino ai ferri alla palermitana

Per la verità non so se questa ricetta sia prettamente palermitana, bagherese o se viene preparata allo stesso modo in tutta la Sicilia, ma a casa della mia mamma, il petto di pollo o di tacchino, si e’ sempre cucinato cosi’. Preparare la carne bianca in questo modo e’ semplice, veloce e i bambini ne sono ghiottissimi, per cui, io spesso, quando possibile, la preferisco alla cotoletta fritta.

Ingredienti per 4 persone:
400-550 gr. di petto di pollo o di tacchino tagliato a fettine;
50 gr. di mollica di pane o pan grattato;
1 bel limone;
sale q.b.;
50 ml. di olio e.v.o.
Preparazione;
Mettete in un piatto l’olio e.v.o, un pizzico di sale e il succo di un limone e con un cucchiaio miscelate per bene tutto. Prendete le bistecche di carne bianca passatele su ambo i lati nella miscela di olio e  limone e poi nella mollica di pane battendole leggermente in modo da far bene incorporare la mollica. Passate sulla brace per qualche minuto (si cucinano subito) e se non vi è la disponibilità della brace le potete cucinare (quasi) allo stesso modo in una bistecchiera o padella antiaderente senza mettere olio. Servite calde. I vostri bambini (anche i grandi) vi rin-grazieranno per la  bontà della carne. (e NON e’ una frittura).

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Carciofi alla campagnola

Carciofi alla campagnola (Cacòcciuli a viddanedda)

Documentazioni storiche, linguistiche e molecolari sembrano indicare che la domesticazione del carciofo (Cynara scolymus) dal suo progenitore selvatico (Cynara cardunculus) possa essere avvenuta in Sicilia, a partire dal I secolo circa.
La pianta chiamata Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico. A quanto sembra le si attribuivano poteri afrodisiaci, e prende il nome da una ragazza sedotta da Giove e quindi trasformata da questi in carciofo.
Nel secolo XV il carciofo era già consumato in Italia.Venuto dalla Sicilia, appare in Toscana verso il 1466. Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri: “L’ortolana” di Vincenzo Campi, “L’estate” e “Vertumnus” di Arcimboldo.
La tradizione dice che fu introdotto in Francia da Caterina de’ Medici, la quale gustava volentieri i cuori di carciofo. Sarebbe stata costei che lo portò dall’Italia alla Francia quando si sposo’ con il re Enrico II di Francia. Luigi XIV era pure un gran consumatore di carciofi.
Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra: abbiamo notizie che nel 1530 venivano coltivati nel Newhall nell’orto di Enrico VIII.
I colonizzatori spagnoli e francesi dell’America introdussero il carciofo in questo continente nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana. Oggi in California i cardi sono diventati un’autentica piaga, esempio tipico di pianta invadente di un habitat in cui non si trovava precedentemente.
Il nome carciofo in Italia proviene dall’arabo, al-kharshûf . I siciliani adattarono il nome con il latino, siccome si mangia la testa (caput) che e’ piccola, divenne “capùcciola”  e poi “cacòcciula”.
(fonti Wikipedia) Continua a leggere

Carciofi ripieni in salsa di pomodoro

Carciofi ripieni in salsa di pomodoro alla siciliana

Carciofi ripieni in salsa di pomodoro (Cacòcciuli ammuttunati ca tappa i l’ovu)

 

Documentazioni storiche, linguistiche e molecolari sembrano indicare che la domesticazione del carciofo (Cynara scolymus) dal suo progenitore selvatico (Cynara cardunculus) possa essere avvenuta in Sicilia, a partire dal I secolo circa.
La pianta chiamata Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico. A quanto sembra le si attribuivano poteri afrodisiaci, e prende il nome da una ragazza sedotta da Giove e quindi trasformata da questi in carciofo.
Nel secolo XV il carciofo era già consumato in Italia.Venuto dalla Sicilia, appare in Toscana verso il 1466. Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri: “L’ortolana” di Vincenzo Campi, “L’estate” e “Vertumnus” di Arcimboldo.
La tradizione dice che fu introdotto in Francia da Caterina de’ Medici, la quale gustava volentieri i cuori di carciofo. Sarebbe stata costei che lo portò dall’Italia alla Francia quando si sposo’ con il re Enrico II di Francia. Luigi XIV era pure un gran consumatore di carciofi.
Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra: abbiamo notizie che nel 1530 venivano coltivati nel Newhall nell’orto di Enrico VIII.
I colonizzatori spagnoli e francesi dell’America introdussero il carciofo in questo continente nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana. Oggi in California i cardi sono diventati un’autentica piaga, esempio tipico di pianta invadente di un habitat in cui non si trovava precedentemente.
Il nome carciofo in Italia proviene dall’arabo, al-kharshûf . I siciliani adattarono il nome con il latino, siccome si mangia la testa (caput) che e’ piccola, divenne “capùcciola”  e poi “cacòcciula”.
(fonti Wikipedia) Continua a leggere

Carciofi ripieni in bianco alla Siciliana (Cacòcciuli ammuttunati “n tianu”)

 Carciofi ripieni in bianco alla Siciliana (Cacòcciuli ammuttunati ntjanu)

Documentazioni storiche, linguistiche e molecolari sembrano indicare che la domesticazione del carciofo (Cynara scolymus) dal suo progenitore selvatico (Cynara cardunculus) possa essere avvenuta in Sicilia, a partire dal I secolo circa.
La pianta chiamata Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico. A quanto sembra le si attribuivano poteri afrodisiaci, e prende il nome da una ragazza sedotta da Giove e quindi trasformata da questi in carciofo.
Nel secolo XV il carciofo era già consumato in Italia.Venuto dalla Sicilia, appare in Toscana verso il 1466. Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri: “L’ortolana” di Vincenzo Campi, “L’estate” e “Vertumnus” di Arcimboldo.
La tradizione dice che fu introdotto in Francia da Caterina de’ Medici, la quale gustava volentieri i cuori di carciofo. Sarebbe stata costei che lo portò dall’Italia alla Francia quando si sposo’ con il re Enrico II di Francia. Luigi XIV era pure un gran consumatore di carciofi.
Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra: abbiamo notizie che nel 1530 venivano coltivati nel Newhall nell’orto di Enrico VIII.
I colonizzatori spagnoli e francesi dell’America introdussero il carciofo in questo continente nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana. Oggi in California i cardi sono diventati un’autentica piaga, esempio tipico di pianta invadente di un habitat in cui non si trovava precedentemente.
Il nome carciofo in Italia proviene dall’arabo, al-kharshûf . I siciliani adattarono il nome con il latino, siccome si mangia la testa (caput) che e’ piccola, divenne “capùcciola”  e poi “cacòcciula”.
(fonti Wikipedia)

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Carciofi ripieni in bianco

Carciofi ripieni in bianco

In un precedente post ho pubblicato una ricetta di carciofi ripieni in bianco alla siciliana, oggi invece pubblico una seconda ricetta di carciofi ripieni in bianco. Altro non e’ che la ricetta precedente  imparata da mia sorella, modificata da me..

Ingredienti per 4 persone:
8 Carciofi;
200 gr. di mollica di pane;
1 cipolla;
200 gr. di funghi misti sbollentati e strizzati e sminuzzati;
50 gr. formaggio grana o caciocavallo stagionato grattugiato;
un mazzetto di prezzemolo tritato;
100 ml. olio di oliva extra-vergine;
sale e pepe q.b.
acqua;
1 limone.

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Uova e piselli

Uova e piselli

Le uova si possono cucinare in tanti modi, ma, questo è particolare e decisamente sfizioso.

Questa ricetta semplice e gustosissima ha come base quasi la stessa ricetta iniziale (se vi piace gustosa usate la stessa) del Pollo alla Contadina inserita il 3 Gennaio scorso.

Ingredienti base per 2 persone:
200 gr. piselli freschi o surgelati;
carota ( tritata finemente);
2 cucchiai olio e.v.o.;
10 gr. di preparato per brodo in polvere;
30 gr. di cipolla tritata finemente;
sale e pepe q.b.;
10 gr. di burro;
un pizzico di peperoncino (se gradito)
6 uova.

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Frittata di uova e pangrattato

La frittata di uova e pangrattato è una ricetta siciliana che faceva la mia nonna. A casa mia, in Sicilia, non mi pare di ricordare che si facesse la frittata con le uova in altro modo.

Ingredienti per 4 persone:
4-6 uova;
80 g. pangrattato;
20 ml. olio d’olia extra-vergine;
50 g. formaggio parmigiano;
1 pizzico sale;
10 gr. di cipolla bianca spezzettata;
1 spolverata di prezzemolo tritato;
1 pizzico di pepe bianco.

Sbattete in una scodella bene le uova poi aggiungete  il pangrattato, il parmigiano, la cipolla, il prezzemolo, un pizzico di sale e uno di pepe bianco, amalgamate tutto bene fino ad ottenere un composto cremoso non troppo liquido e non troppo denso, se occorre aggiungete a piacere formaggio o pangrattato per addensarlo, latte per ammorbidirlo.
Fate cuocere la frittata in una padella anti-aderente con un filo d’olio. Potete fare un unica frittata (padella grande) avendo cura di girarla ed piegarla tipo “omelette”, o farne piu’ di una sempre ad omelette o classicamente a frittata: deve risultare dorata da entrambe le parti e se a omelette fare attenzione a cucinarla bene (al centro potrebbe rimanere cruda).
Servite questa delicata preparazione ben calda.
Se fatta ad omelette, si presta ad essere immersa in salsa di pomodoro gia cotta, e fatta andare per qualche minuto. Risultera’ gustosamente insaporita dalla salsa di pomodoro.

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Sarde alla beccafico

Sarde alla beccafico

Le sarde a beccafico sono un gustosissimo secondo piatto di origine molto antica. Il connubio di sapori che si mescolano in questo piatto ne fa una pietanza particolarmente saporita e ghiotta.

i Beccafichi sono piccoli uccelli ghiotti di fichi e d’estate, quando se ne cibano a sazieta’ diventano belli grassi e saporiti.
In antichita’, nel palermitano, questi uccelli venivano mangiati dai nobili o dai ricchi e non era nelle possibilita’ economiche degli “altri” che,  per simularne le sembianze preparavano un piatto a base di sarde fatte in modo che somigliassero alla ricetta preparata con gli uccellini (appunto le sarde preparate a beccafico), ma altrettanto piene di sapori e gustosissime.

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